Punto Cuore, un'opera di pace
Messa d’invio
Noyon, 13 settembre 2003
Ad ogni messa d’invio ed a volte ogni giorno al Punto Cuore, gli Amici dei bambini dicono la preghiera di S. Francesco che comincia con queste parole: "Signore, fa di me uno strumento di pace!"
Significa dire che al cuore della missione degli Amici dei bambini vi è l’accogliere la pace di Dio, lavorare a costruire la pace, trasmettere la pace… in molte zone in cui siamo presenti presso la gente che incontriamo, questa missione appare anche come un'urgenza. La pace manca terribilmente al nostro mondo! Manca a ciascuna delle comunità di cui facciamo parte – politica, familiare, ecclesiale, religiosa – Manca al nostro cuore! Più che mai, è dunque buono mendicare la pace.
Ma di quale pace si tratta?
"Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore"(Gv 14, 27)"
Il concetto di pace che noi utilizziamo di solito è legato alla nozione d’assenza di conflitto, di comodità, di serenità. Questa pace, tuttavia, rende male il concetto di pace che la vita di Gesù così come i suoi discorsi ci rivelano. A volte anche la pace che Gesù ci dà è completamente opposta alla pace del mondo.
E’ una pace che sorprende, una pace che impegna ad un dono sempre più totale, una pace che a volte fa paura. E’ la pace che conosce colui che cammina sull’acqua sulla parola di Gesù. E’ la pace che prova quello che, nei tribunali, risponde del suo amore per Cristo. E’ la pace di quello che è inviato sulle strade della missione che non porta via con lui né abito di ricambio, né moneta spicciola. E’ una pace senza sicurezza, una pace che a volte trascina alla guerra, una pace che conduce alle avventure più incontrollabili. E’ la pace di Maria che alla notizia che ella deve mettere al mondo il Salvatore, che gli dà nascita nella greppia di Betlemme che deve fuggire in Egitto per proteggere il bambino… E’ una pace che semplicemente si chiama Gesù.
Questo tipo di pace, cari Amici dei bambini, è esattamente quella che il Signore ha depositato nei vostri cuori quando vi ha chiamati ad impegnarvi nell’Opera ed è questa pace che Egli vi offre questa mattina. Questa pace vi darà la forza di lasciare la vostra famiglia ed i vostri amici, la vostra terra e le vostre attività – anche darà ai vostri la forza di inviarvi in missione – questa pace vi permetterà di vivere in una zona povera, in una casa senza grandi comodità, con compagni che, sino ad allora, non conoscete; questa pace ancora vi indurrà a fare cose che non avete forse mai fatto, a rendere testimonianza della vostra fede, prendere, nell’occasione, decisioni coraggiose. Ormai, questa pace non vi lascerà in pace mai più! Vi porterà sempre più lontano, bene al di là delle strade nelle quali vi porta Punto Cuore ora…
Verso un mondo straziato…
Il mondo che lascerete, cari Amici dei bambini, è un mondo dove la pace è fragile, anche se i nostri paesi europei non conoscono attualmente conflitti armati. Molte relazioni umane si svolgono in un clima di violenza… pensate a molte discussioni politiche, sindacali… molte persone attorno a voi sono inquiete, stressate, angosciate, sona volte profondamente psicotiche.
I paesi che raggiungerete sono, sotto diversi aspetti, più sinistrati ancora. Vedrete a quale punto le famiglie sono colpite nella loro unità. Le donne sono facilmente picchiate. I bambini fanno a volte ufficio di capri espiatori. Molto spesso, nelle nostre zone, la polizia osa appena entrare, la gente stessa si fa giustizia ed usa killer professionisti (che "lavorano" a volte per cinquanta euro per persona uccisa). Mi ricordo di una caccia a l’uomo di cui sono stati testimone in una zona di Port-au-Prince: si sarebbe creduto una battuta ai cinghiali! Tutte le mie idee sulla dignità della persona umana, sulle incredibili conquiste del XX secolo erano in un solo istante bastonate E che dire di ogni bambino che accoglierete, di ogni donna che ascolterete, di ogni uomo che conoscerete. Per la maggior parte, la loro storia è seminata d’incredibili sofferenze, sono stati maltrattati, violati a volte fin dalla più tenera età, sbriciolati in tutti i sensi. Ed ormai, sono spezzati, insanguinati, feriti. Ed anche se qualcuno rimane in uno stato d’innocenza che stupisce, tutto il loro essere somiglia ad una ferita viva… mi fanno pensare alla descrizione del servo che soffre del libro d’Isaia: "egli non aveva più figura umana, ed il suo aspetto non era più quella d’un uomo… Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima " (Is 52,14; 53, 3). tale dolore si traduce nel fatto che la pace sembra avere lasciato completamente il loro cuori. Si agitano e si scuotono in tutti i sensi… percorrono indefinitamente le vie della città alla ricerca dei loro bambini a volte scomparsi da lungo tempo, di una persona con cui parlare, di un tetto da dove non siano scacciati e soprattutto una pace che è stata uccisa in loro prima ancora di aver avuto il tempo di crescere.
Stanno male, i nostri amici, stanno spesso molto male… Sono le loro grida che Dio esaudisce in voi che invia a raggiungerli… La speranza non è morta: i nostri amici sono avidi di pace e d’istinto scoprono dove si trova. Ci faranno l’onore d’accettare le nostre case come rifugio?
Essere strumenti di pace…
Prima di qualsiasi cosa, cari Amici dei bambini, partite, come molti voi ci hanno scritto, per rinforzare la vostra vita spirituale, che significa accogliere maggiormente in voi la pace che viene da Dio, ed essa sola. Questa, lo sapete, farà il suo nido in voi nella misura in cui compirete umilmente, giorno dopo giorno, la volontà santa di Dio; laddove, di tutto cuore, cercherete di vivere il carisma dell’Opera nella quale vi impegnate oggi; laddove accetterete di darvi senza contare… la vostra missione non è portare una pace psicologica ai nostri amici. Non siete né psichiatri, né psicologi. La vostra missione non è di ristabilire la pace sociale o politica. Non sarete mediatori sociali. La vostra missione non è d’instaurare la pace tra gli stati. Sarete ancora meno Segretario generale dell’ONU. La vostra missione è più nascosta e, allo stesso tempo, forse più grande. La vostra missione è di trasmettere la pace di Dio. E la maggior parte del tempo, questa pace di Dio è comunicata ai nostri vicini anche a nostra insaputa. Come Mosè che ritorna della montagna e che ignorava che il suo viso era sfolgorante di luce… voi avrete difficoltà a valutare i frutti della vostra missione, e forse tanto meglio …
La vostra missione è d’essere strumento di pace. Ascoltate il modo in cui Jean Vanier, nel suo ultimo libro, ha descritto ciò che è strumento di pace:
"Essere strumento di pace, è non giudicare, condannare o sparlare della gente, non è rallegrarsi di nessun male che possa toccarli." Essere artigiano di pace, è portare nella preghiera la gente con amore, chiedere per loro il bene e la libertà. Essere artigiano di pace, è accogliere coloro che sono deboli e nella necessità, no sarà che con un semplice sorriso, sostenerli, offrire loro la nostra gentilezza ed il nostro amore ed aprire loro i nostri cuori. E’ accogliere quelli con i quali possiamo avere difficoltà, o non gradire particolarmente, coloro che sono diversi da noi, culturalmente, psicologicamente o intellettualmente. E’ avvicinare la gente, non da una posizione di potere e di certezza nel risolvere i problemi, ma da una di ascolto, di comprensione, d’umiltà e d’amore. Quando rinunciamo al potere, diventiamo più aperti alla compassione di Dio" Più profondamente "diventiamo profeti di pace quando scopriamo ed accogliamo la nostra debolezza." La pace non viene dalla superiorità o dal potere. Viene da questa forza che scaturisce dal nostro essere, dove siamo il più vulnerabili…"
Il Principe della pace si è fatto lavatore di piedi. Servo molto umile. Egli s’è fatto Eucaristia. Sorprendentemente vulnerabile. Incredibilmente accessibile. Lì, in questo mistero, è certamente il segreto di ciò che vi propongo oggi. Avete la grazia immensa d’avere in ciascuna delle vostre case la presenza del Santo Sacramento. Risparmiategli la solitudine! Per comprendere qualcosa della pace di Dio, frequentatelo molto. Non contate le ore che passerete accanto a Lui. Lentamente, vi trasfonderà la pace che Egli è. E fate la comunione ogni giorno con cuore avido: la comunione con l’Eucaristia realizza l’identificazione all’Agnello di Dio, che significa che vi abbassa e vi rende vulnerabili e così possiamo essere strumento di pace.
Ed infine – è la mia ultima parola, but not the least – non dimenticate Maria! In qualsiasi processo di pace, il suo ruolo è sempre preponderante.
Ne avete fatto tutti esperienza. Quando si strappa un bambino piccolo dalla propria madre, si mette a piangere. Se perde sua madre, è come se perdesse la sua pace. È lo stesso per ogni cristiano, se perde Maria, perde la pace. Ma se trova Maria, trova la pace e l’abbandono che gli permettono di vivere e crescere. Ogni volta che la pace di Dio voi lascerà, tornate, senza aspettare, verso di lei e sapete con voi c’è tutto un popolo che, nello stesso momento, troverà la pace.
Amen!