Sono
con te!
Da Un Punto Cuore all’altro n° 13
dicembre 1995
Agli autori biblici, si rimprovera spesso di non essere chiari, d’utilizzare giri di parole e frasi contorte. Non restano molti versetti inequivocabili. Penso tra altro alla frase del salmo XIII, che si trova in modo identico nel salmo 53: "L’insensato ha detto al suo cuore: Dio non esiste”. "Occorre dire le cose più chiaramente ancora: "Occorre essere stupidi per credere che Dio non esista!"
Un Dio dalle viscere di madre
Lungo tutta la storia, Dio stesso non cessa di ripetere che c’è, e che è con noi. Lo ripete come una meravigliosa parola d’amore, come se non avesse null’altro da dire che esprimere soltanto li suo atteggiamento davanti a noi, il suo essere stesso. Sono qua. Affida una missione ad un uomo: "Non temere nulla, sono con te." Vede il suo popolo assalito: "Di che cosa hai timore?" Sono con te. "Sorprende lo sguardo dei suoi amici che hanno peccato e se ne tornano verso di lui." Li consola, dicendo loro: "Non siate in afflizione, sono con voi!" "E’ necessario riconoscere che queste parole sono anche le parole che pronunciamo quando non sappiamo più come esprimere il nostro amore:" "Hai appena perso tuo marito." Sono con te. – Ho saputo che sei malato. Sono con te.
Noi non abbiamo perso il nostro coniuge, forse non abbiamo il cancro. Ma la nostra situazione è più penosa, è almeno più grave: siamo peccatori. E Dio ci risponde dicendoci: "Sono con te." E ce lo dice giorno dopo giorno, poiché la nostra debolezza è di dimenticare, la nostra miseria di non avere fede.
Qualunque sia, la gente del popolo si rivolge verso Dio, come altrettanti smarriti, dicendogli: "Ci dici che sei là, ma non ti vediamo, non possiamo toccarti." Ah! se strappassi i cieli e se scendessi… se potessi essere un Dio fra noi, un Dio dal viso d’uomo, un Dio di casa nostra!
E Dio – che pazzia! – obbedisce. Scende. Prende carne nelle viscere d’una donna. Ha un viso d’uomo… ed il suo nome, è Emmanuele, Dio-con-noi. Si può dire del Cristo che è vero Dio e vero uomo, che è il Verbo fatto carne, che è la vita, la verità, la via. Ma ciò che manifesta più di tutto il suo nome, è che Egli è l’espressione della presenza del Padre.
Ciò ci supera. Non si può immaginare a che punto Dio è vicino a noi, che è con noi, che è di noi. Dire che conosce il numero dei nostri capelli, è ancora nulla. Nessuna intimità sulla terra potrà superare quella che Dio può avere con ogni uomo. Ce l’ha manifestata in suo Figlio che possiamo capire, che possiamo vedere, che possiamo toccare, ma che soprattutto ci concede la sua presenza nel più intimo di noi.
La maggior prova d’amore che si possa dare
Natale, è la festa della nascita. E’ la scoperta del Bambino-Dio nella mangiatoia. Ma è soprattutto la manifestazione della prossimità che Dio, nel suo amore, ha con la sua creatura. E’ la festa della rinascita di ciascuno nella nascita unica del Cristo Gesù. Il Cristo nasce nella nostra umanità, noi rinasciamo nella sua divinità. Natale, è uno scambio, nel senso più straordinario. Natale, è una realtà nuziale, nel senso più interiore.
Questo evento fa sì che la nostra carne sia abitata: il "nostro corpo è tempio dello Spirito"; le nostre parole sono più che parole di computer, sono riempite d’un soffio, d’un amore o di odio; i nostri gesti non sono gesti di robot: traducono una realtà che si accetta o si nega. Natale non è un evento esterno a noi. Natale è una manifestazione nell’intimo del nostro essere dell’amore infinito del Padre.
Dio è amore. Non esiste più grande prova d’amore che Natale e la sua ultima conseguenza, la croce. E’ il regalo più profondo. In Gesù, non si può dire più dove è l’uomo e dove è Dio, dove è lo Spirito e dove è la carne, dove è la miseria e dove è la Grazia, dove è la sofferenza e dove è la gloria. Tutto si fonde in un amore che porta con sè tutto.
Natale, è la dimensione di Dio. La dimensione dell’uomo, è d’accettare il Natale. Bisogna fare posto a Dio nella nostra carne. Bisogna dare a Dio il nostro cuore come culla affinché Egli trasfiguri tutto a partire da ciò che è più intimo. La grandezza dell’uomo è di essere Maria.
Darsi senza misura
E’ Natale. Adiamo a prostrarci davanti alla mangiatoia di Betlemme. E’ bene. Ma Natale, è di più. Natale, è la possibilità che abbiamo di prostrarci dinanzi ad ogni uomo. Soprattutto il più povero, il più piccolo, direi anche chi è più vittima, che sia assassino o innocente. Poiché Dio s’è prostrato davanti a lui prima di noi, poiché Dio prima di noi ha bussato alla sua porta, mendicando d’abitare la carne che egli gli ha dato. Natale, è discernere la nascita di Dio in ogni uomo, è riconoscere la dimensione dell’uomo chiamato a comunicare a tale mistero. Se ho occhi che vedono, se ho gli occhi che ne battesimo Gesù mi ha donato, qualsiasi ospedale diventa una mangiatoia di Betlemme, qualsiasi bidonville, qualsiasi orfanotrofio. Di più, la terra nella sua totalità diventa la mangiatoia di Betlemme dove Cristo rimane.
Si risponde a Natale adorando il bambino della mangiatoia di Betlemme, aprendo a Dio la porta della propria casa, prostrandosi dinanzi al bambino dell’uomo. Ma si può ancora rispondere con il desiderio d’essere così pazzi come Dio, voglio dire desiderando incarnarci al suo seguito. Desiderando prendere carne nel suo corpo, nella sua carne ormai trasfigurata dalla risurrezione, ma così volendo assumere nella nostra vita la vita la più povera, la più piccola, la più sofferente, la più ferita. Scendendo nei bassifondi. Dando a tutta la nostra vita un carattere nuziale. Dicendo a qualsiasi uomo una parola così sostanziale che diventa il regalo totalizzante della sua persona: "Sono con te!" Parola che trasfigura l’esistenza di qualsiasi essere, che gli permette di ricevere un'esistenza totalmente nuova.
Poiché si può rispondere all’amore soltanto con l’amore, si può dunque rispondere a Natale soltanto al Natale, si può rispondere all’incarnazione del Verbo nella nostra carne soltanto mediante la nostra identificazione innamorata con la vita di tutti gli uomini.