Una sola comune missione, molti volti

Messa d'invio

Ourscamp, 28 novembre 1992

 

Per la prima volta nella breve storia dell’Opera Punto Cuore, benché partecipiate tutti tre ad una stessa liturgia d’invio, compirete una missione abbastanza diversa. Ciò significa – e sono felice di approfittare dell’occasione per ricordarlo – che l’Opera non si limita all’esistenza di alcuni Punto Cuore diffusi nel mondo ma che, pur essendo una, può accogliere tre vocazioni abbastanza diverse. Tre vocazioni particolari:

– quella di suor Dominique che si prenderà in carico l’Opera nel suo insieme dedicandosi intensamente alla preghiera, nel luogo più simbolico e più universale per noi: a Betlemme, il medesimoluogo dove avvenne il martirio dei santi innocenti;
– quella di Sibylle che raggiungerà tra tre settimane Bangkok per condurre la vita più tradizionale dei Punto Cuore
– quella di Philippe che si dedicherà durante i due anni a venire delll’accoglienza, per il corso di formazione, di tutti gli Amici dei bambini, al Punto Cuore Notre-Dame-de-Consolation, e spiegherà loro con il suo modo d’essere che i Punto Cuore sono prima di tutto una famiglia; svolgerà anche compiti molto semplici al servizio dell’amministrazione dell’Opera.
Tuttavia, se i compiti saranno, per ciascuno, così diversi come i luoghi, c'è in ogni cuore una disposizione identica che riassumerò in tre parole: "sì", "tecum", "stabat".


1. Sì
E’ la parola della disponibilità. E’ la parola della fiducia. E’ la parola di Maria. Colui che si mette al servizio di Dio non sa affatto dove passerà la strada seguirà. Sa appena che, in un modo o in un'altro, dovrà attraversare Golgota. E se pensa di conoscerlo, lo Spirito Santo non trascurerà di deviarlo rapidamente.
Quello che si mette al servizio dei poveri non sa ciò che ciò rappresenta in realtà. Pensa che dovrà subire una mancanza di comodità, che non disporrà d’una buona doccia o di acqua corrente. Rischia d’essere sorpreso in fretta. Seguire il Signore, mettersi alla scuola dei poveri costringe sempre a scendere più in basso ed attraversare percorsi sconosciuti.
La sola cosa che decide, la sola che porta frutto, è dire:
"Sì, mi lascio fare, Signore!"
"Sì, accetto di perdere questo ed ancora questo – la mia casa, la mia reputazione, la mia pace, ciò che io chiamavano pace!"
"Sì, credo che nulla sia perso e che da questa perdita apparente sorga un guadagno che supererà tutto ciò che si può immaginare."
"Sì, accetto di non calcolare più." Faccio difficoltà a pregare; il mio contatto con la gente sembra limitato perché parlo male la loro lingua, perché li capisco male; il mio cuore sembra vuoto d’amore e di speranza. Tutto sommato, ho fiducia perché il mio modo di calcolare non è quello di Dio. Questo non è al mio gioco o alla mia lingua o alle miei estasi che Dio dà fecondità, è al mio sì, al mio esserci.
"Sì, sono d’accordo a lasciarmi deviare da Dio e andare senza rischi dietro a Lui perché tengo la sua mano, perché tengo la mano di Maria Vergine e non mi può capitare nessun male." Dio ha così tanto bisogno d’amici che si lasciano fare, che si lasciano condurre da lui che voglio oggi dargli questa gioia ed offrire giorno dopo giorno la mia azione di grazia.
Il modo di dire degli amici dei bambini, è veramente quello di Giobbe:
"Nudo, sono uscito da ventre materno,e nudo vi tornerò. Dio ha dato, Dio ha ripreso, soltanto il nome di Dio sia benedetto! "(Gb 1, 21)."

E si può aggiungere, poiché a volte si dimentica di dirlo:
"Dio aveva preso, Dio ha ridato,"
soltanto il nome di Dio sia benedetto!


2. Tecum
Una delle cose più sorprendenti che si legge nella Bibbia, è il numero di volte in cui Dio garantisce i suoi amici della sua presenza, presenza invisibile ma presenza vera. Ai profeti, come a Maria Vergine, come agli apostoli, dice: "Sono con te." Non abbiate timore! "E quest'assicurazione, Dio la distribuisce soprattutto ai suoi amici che sono in difficoltà, soffrono, devono attraversare una prova."
Mi sembra che Dio ci invii presso nostri amici che soffrono, presso quelli che hanno bisogno di constatare l’incarnazione di questa Parola. Differentemente detto: la nostra presenza equivale al tecum. Siamo il "Sono con te" di Dio. Con molta semplicità, vogliamo credere, infatti, che quando andiamo nelle strade di Bangkok o d’Ourscamp, è Dio che vuole confortare, consolare, essere presente. Vogliamo credere che quando visitiamo una di questi misere catapecchie che diventano rapidamente il nostro paesaggio familiare, è Dio che la visita, e se non lo crediamo abbastanza, i nostri amici ce lo ricorderanno e diranno rapidamente. Questa, in sintesi, è la grandezza della nostra missione.
E questo vale tutto altrettanto per la missione di suor Domique. Non andrà nelle bidonvilles, almeno non durante l’anno che viene… ma Dio gli farà visitare ciascuna delle nostre zone con il suo cuore. Egli l’avvicinerà misteriosamente a tutti coloro che soffrono e porterà al loro cuore la consolazione che il dono della sua persona avrà portato al suo cuore. Questa missione non è meno importante. Egli l’avvicinerà anche ad ogni Amico dei bambini con cui condivide, nel segreto della preghiera, i suoi combattimenti e le sue difficoltà. E per ciascuno, attingerà la forza, l'amore, la pazienza, la misericordia come una barva madre che non vuole lasciare i suoi bambini. Questa missione di suor Dominique, che è già quella di fratel Jean-Marc, di Dominique e d’Isabelle, la consideriamo anche come la base di tutta la nostra Opera ed il richiamo che i Punto Cuore vogliono principalmente essere un'opera contemplativa, perché attinge dalla fonte che è Maria presso la Croce.
Così, suor Dominique, che parte per Betlemme, avrà la possibilità di condurre una missione universale. Vivrà in un certo senso presso ogni Punto Cuore allo stesso tempo, e soprattutto presso ogni punto nero del mondo, Dio sa se sono numerosi! Detta ancora differentemente, proverà a tenersi presso tutti i Gesù crocifisso, che si concentrano nell’unico, quello del Golgota, per portare loro attraverso la sua presenza presso di lui la consolazione di Maria.


3. Stabat
Le immagini d’orrore, le situazioni di scandalo, i drammi non mancheranno di ferire ciascuno. Davanti ad essi, vogliamo avere la reazione dell’amore. Non il crollo. Non la depressione. Non l’agitazione. Ma la speranza, perché se la nostra missione ci pone in croce, viene dal Cristo risuscitato. Siamo convinti che le ossa essiccate rivivranno, noi siamo sicuri che la vita è più forte della morte, noi siamo sicuri che non c’è nulla di inutile e che tutto ciò che è associato alla lunga agonia del Cristo ed alla sua passione penosa porterà un frutto stupefacente.
Pur ascoltando il lungo lamento di Rachele che piange i suoi bambini, pur percependo le diverse grida dei poveri, vogliamo restare in piedi con Maria perché sappiamo che tutto non finisce là. Oh! potremo piangere, e forse anche gemere e lamentarci con i nostri amici e scendere con loro nel fango, ma qualcosa rimarrà sempre in piedi in noi, su cui potranno sostenersi. Non saranno le nostre medicine o le nostre ciotole di riso, sarà più semplicemente la nostra presenza umile, sarà la nostra speranza.

* * *


Ciò che ho appena detto sembra duro. Ed in effetti lo è. Stranamente tuttavia, questa missione è così piena d’indicibili consolazioni. Colui che consola è il primo consolato. Vorrei proporvi come dimostrazione di questo il dialogo che ho avuto con una delle nostre Amiche dei bambini al ritorno dal suo anno in un Punto Cuore. Dopo averle chiesto di raccontarmi cosa aveva imparato dal Punto Cuore, mi disse: "Sa che cosa ho imparato?" La gioia. Andava a soffrire con, ed in verità ha provato a farlo, ma compiendo questa missione, ha sentito crescere in me una gioia ancora più profonda di ogni compassione ed ogni sofferenza: la gioia d’amare. "Questa scoperta aveva appena bisogno d’essere detto con parole." Vi era un tale sole sul viso della nostra amica dei bambini che si sarebbe creduto che essa venisse dal cielo. Possa questo stesso sole sui vostri visi illuminare sempre di più il nostro povero mondo sconvolto e malato!


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