Getzemani
Da un Punto Cuore all'Altro n° 26
marzo 1999
Questa volta, "l’ora è venuta". Gesù abbandona la sala dove ha appena celebrato la Pasqua con i suoi discipoli. Esce dalle mura di Gerusalemme e raggiunge il giardino degli Ulivi. In questo pranzo misterioso il cui rituale è un po' sfuggito ai discipoli, Gesù ha presagito tutto ciò che sarebbe accaduto nelle ore a venire ed ha tracciato come in una linea punteggiata tutto il cammino della sua passione: ha lavato i piedi dei suoi discipoli, si è seduto alla tavola dei pescatori ed ha dato il boccone a Giuda, ha consegnato ai suoi il suo corpo ed il suo sangue.
Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni hanno percorso appena alcune centinaia di metri e tutto cambia. Al Cenacolo, erano a Gerusalemme; ora sono al di fuori della città, dall'altra parte delle mura. Al Cenacolo le luci del ??Seder?? erano accese; là, in questo giardino detto degli ulivi, fa notte. Al Cenacolo, Giovanni riposava sul cuore del maestro; là si vede forzato a restare a distanza. Al Cenacolo, c'era un'atmosfera di festa; là c’è il regno della sofferenza. Al Cenacolo, Gesù ed i suoi hanno appena fatto memoria della storia del popolo d’Israele; là Cristo osserva con timore l’ora che viene.
In breve, dove c'era elogio, gioia, luce, vi è ora solo più distanza, combattimento, sofferenza.
La distanza
"Il Padre è sempre con me." Dico ciò che intende dire Lui, faccio ciò che mi ha mostrato. "Chi, infatti, mi vede, vede il Padre." La gioia del Figlio, è la sua communione con il Padre. Ma, e non ne dubitare, più procede il suo pellegrinaggio terreno e più pesa sulle sue spalle il carico dell’uomo. Un carico pesante come una croce. Un carico che è il frutto della disobbedienza delle origini e che sembra appesantirsi ed appesantirsi ancora man mano che il tempo avanza. Un carico al quale si può dare il nome di "distanza". È sufficiente che l’uomo dica "no" per trovarsi lontano da sé stesso, lontano dagli altri, lontano da suo Padre. Non si copre di foglie di fico? Non si nasconde? Non è ormai al di fuori del giardino e al di fuori della communione?
Il Cristo, con la sua obbedienza perfetta, è venuto ad operare questo ravvicinamento che si chiama salvezza. È venuto a rendere l’uomo amico di sé stesso, aperto ai suoi fratelli, figlio del Padre, sperimentando misteriosamente nella sua anima la sofferenza della divisione, della solitudine, della distanza.
In quest'ora della notte, egli s’è posto fuori della città, lontano dalle folle; Ha lasciato i suoi più vicini apostoli ad un tiro di sasso e la volontà del Padre sembra dividerli. La sofferenza che, al Golgota, raggiungerà il suo apice, inizia ad invadere tutto il suo essere. Una sofferenza del cuore che causa in Lui, come lacrime di sangue da ogni poro della sua pelle. Tutto il suo essere piange per tutti coloro che non hanno ancora mai pianto. Tutto il suo essere di Figlio soffre per tutti coloro che non hanno ancora mai accettato di sopportare (compreso, accolto) il dolore d’essere lontani dal Padre e che conducono una vita senza peso. Cristo è schiacciato. La croce, come anticipata, divide, brutalizza, isola tutte le fibre del suo cuore. La sofferenza di tutti gli uomini di tutti i tempi sembra condensarsi, fissarsi, immobilizzarsi nel cuore di Cristo, in ginocchio sulla pietra del Giardino degli Ulivi. È diventato preda di qualsiasi solitudine. Sta così male nel suo animo che sembra respinto dal suo corpo. E'come morire senza tuttavia morire ancora. E' un'agonia non causata dall’esaurimento del corpo, ma dalla ferita inaudita dell'anima. Nel frattempo i suoi apostoli hanno le palpebre appesantite dalla fatica e dalla stanchezza. Non hanno più il coraggio di pensare a nulla. Sono ad un tiro di sasso ed a mille miglia allo stesso tempo da questo dramma immenso che si gioca nel cuore del loro maestro. Sono crudelmente lontani da Lui. Dormono un sonno pesante.
Sino alla fine del mondo, come ha dichiarato Pascal, l’agonia di Cristo si prolunga... raggiunge uno ad uno le membra del Suo corpo. A molti, questo mistero può sfuggire. Le loro palpebre sono appesantite dall'incredulità o dallle preoccupazioni del secolo. Non vedono nulla di quest'agonia di Cristo che li schiaccia e schiaccia il cuore di chi sta loro accanto. La prosciugano, come possono, con gli strumenti della psicologia e la classificano troppo rapidamente come depressione o psicosi. L’anima strangolata dal peccato (il suo o del prossimo), dal vuoto, dalla solitudine diventa semplicemente la preda dei medici e degli ospedali quando occorrerebbe, in molti casi, come rimedio essenziale, la luce del Getzemani con l’accettazione della volontà del Padre ed il desiderio d’accogliere il suo amore dove non sembra più esserci che oscurità e disperazione. Lo spirituale è così ridotto allo psicologico, il mistero percepito come semplice problema e, come soluzione a questa situazione, non è proposto che il sonno ("le palpebre pesanti", l’assenza), mentre il vero rimedio, quello proposto da Gesù, è il risveglio, la vita in sua presenza, la gioia d’essere figli: " "Tenetevi pronti!" "vegliate!" "conservate le vostre lampade accese!"
Gli amici dei bambini percorrono volentieri le vie di Gerusalemme, se è il caso si recano a Betania o a Cana. Ma il loro luogo proprio, è il Getzemani e il Golgota. Al Getzemani, vanno là dove la Madre era invisibilmente presente la maggior parte del tempo, il giardino del Getzemani non ha cambiato posto: è all'esterno della città, oltre le mura. Forse ha appena cambiato nome: si chiama ormai: "pueblo joven" "invasione", "sobborgo maledetto" è il luogo dove si nascondono gli esclusi, i poveri, gli sradicati.
Gli Amici dei bambini provano a piantare la loro tenda su qualche roccia di questo giardino. Vivono in prossimità di quelli che passano molto della loro esistenza a piangere lacrime di sangue. Più ci si avvicina a loro, più si percepisce che l'emergenza di questo popolo delle bidonvilles è un abisso senza fondo e che vi è un abisso tra loro ed i loro amici che può essere superato soltanto dalle passerelle d’un amore estremo e d’un rispetto che, oso dichiararlo, è forse prossimo all'adorazione. Per chi si tiene tutto vicino, fare delle dissertazioni sulla sofferenza di quelli che conoscono la guerra o la segregazione, la fame o lo sfruttamento sessuale, la pazzia o la sofferenza, non è più ammesso. Le indagini sulle cause della miseria e le statistiche sull’evoluzione della povertà o della violenza somiglierebbero ad una bestemmia. Non c'è che un atteggiamento: stare in ascolto esattamente là dove coloro che agonizzano ce lo chiedono e provare a vegliare anche a lungo poichè questa è la nostra missione. Vegliare significa: essere pronti ad avvicinarsi o ad allontanarsi al minimo segno che possiamo percepire da coloro che hanno male.... essere disponibili ad accogliere una parte di quest'agonia che schiaccia il cuore dei nostri amici... alzare le mani verso il Padre, mani sotto forma di coppa, una coppa pieno, traboccante del sangue degli innocenti e dei peccatori!
Il combattimento e la sofferenza
La sofferenza di Cristo in questo momento è immensa. Benchè egli non abbia mai peccato, ecco che il peccato lo penetra da qualsiasi parte: il calice straripa. E ne subisce fino all’estreme conseguenze. Il calice straripa d’un'angoscia che gli fa temere di andare sino in fondo, di un timore che lo paralizza dinanzi alla punizione, d’un terrore che sconvolge tutto il Suo essere. Lui che parlava come nessun uomo, ecco che tutto il suo eloquio poco a poco assume la forma d’un grido. Il suo discorso non è più di parole correttamente pronunciate, urla il nome del Padre, grida verso Lui e gli chiede la forza d’andare sino in fondo.
A quest'ora in cui nasce la notte, Cristo combatte contro la notte degli uomini. Mai lotta fu così intensa, mai vittoria sarà così decisiva: "Non ciò che io voglio, ma che ciò tu vuoi" per Cristo, spiega il padre Hans Urs von Balthasar, il sole dell’amore è (in questo momento) scomparso dietro le nuvole; si può individuare soltanto la minaccia della tempesta divina. Questa situazione era implicita nel decreto trinitario, ma il Figlio ora non è più che l’uomo portatore del peccato, e la volontà del Padre manifestata dallo Spirito Santo non gli appare che come l’opposizione manifesta tra quello che è più solo prostrazione e quello che è più solo esigenza senza limiti. Nel timore terribile di non essere capace di ciò che gli è chiesto, deve lacerare sé stesso per pronunciare il sì. E'davvero una lotta a mani nude con sé stesso; deve estorcersi il "Sia fatta la Tua volotà"! dallo sforzo d’una debolezza estrema (...) né la mancanza di sonno (che Gesù richiede a sua volta: vegliate e pregate!) né il timore e l’emozione semplicemente umani dinanzi alla sofferenza futura non possono spiegare quest'incrinatura del suo essere più intimo; solo lo può un conflitto condotto sino al suo termine tra Dio nei cieli e Dio difensore dei peccatori sulla terra [da H.U. von Balthasar, Triregno]
Molti pensano che la cosa più difficile della vita degli Amici dei bambini sia il loro confrontarsi con la malattia, i ratti, la sporcizia, a il disagio... di fatto, il peggio è il loro confrontarsi con il peccato: il peccato che non si nasconde, il peccato completamente nudo, il peccato ben visibile dei loro vicini. Non occorre molto tempo, infatti, agli amici bambini per scoprire camminando nelle loro zone, penetrando nelle case del loro ambiente, la menzogna, la crudeltà, la gelosia, l’alcolismo, il vizio che vi regna. Più ancora che l’odore acre che galleggia sugli scarichi che visitano e che impregna i loro abiti, il peccato li afferra e trapassa. Vorrebbero che i loro amici non fossero così. Vorrebbero in un sol colpo trovarsi altrove per non essere i testimoni sconvolti di tanti scandali e tante miserie. Ma la soluzione non è nella fuga. Il Getzemani li conserva nel suo recinto. In ginocchio sulla roccia della loro solitudine e del loro timore, sino alla feccia, gli Amici dei bambini devono bere questo coppa, non respingerla lontano. Se sposare il destino dei loro amici, è sposare la loro grazia e la loro beatitude, è anche sposare il loro peccato e la loro disgrazia. E' pura pazzia, ma è una pazzia possibile perchè Gesù fu al Getzemani prima di loro e perchè sino ad oggi vi rimane con loro!
Il combattimento degli Amici dei bambini è a volte molto grande. Li supera perchè anche la vittoria che con la grazia di Dio sapranno ottenere, li supererà. Sarà molto più quello che hanno amato di quanto avranno saputo dire loro. E'il più bel regalo che alla fine offriranno ai loro amici e che anche, certamente, misteriosamente, riceveranno da loro: la communione restaurata con il Padre. E' dire abbastanza dire che la missione di Punto Cuore è una missione di redenzione che passa per il Getzemani e conduce all’evento di Pasqua.