E Maria stava là, in piedi

Messa d’invio
Ourscamp, 15 settembre 1991


Cari Amici dei bambini,
Fratelli e sorelle tanto amati,
Coincidenza pura: il vostro invio in missione ha luogo il giorno di una festa che, anche se deve essere un po' messa in disparte dalla celebrazione domenicale, celebra perfettamente la vostra missione: quella di Nostra Signore dei Dolori o, come la si definisce in Oriente, la festa della Compassione di Maria! Questa festa parla anche così fortemente della nostra missione che l'istituisco oggi festa patronale dell'Opera Punto Cuore.
Non vi chiedo nient'altro che raggiungere sin d'ora Maria sulla via Crucis, Maria ai piedi della croce di suo figlio. Di raggiungerla non in modo puramente fisico - che importa!- ma di andare ad abitare il suo cuore, andare a vivere nel suo cuore. E'la missione d'un Amico dei bambini, null'altro di diverso che stare là, ai piedi di tutti le bidonvilles del mondo, di tutte le miserie del mondo "per soffrire con", per consolare, per offrire il sorriso più dolce dell'amore. 
Si tratta, secondo l'espressione meravigliosa di papa Paolo VI, "Essere al centro della Chiesa come un manometro, uno strumento sul quale si misura la pressione, le ferite del corpo del Cristo, diciamo piuttosto: dell'umanità sofferente ". E "siamo certi che questa lunga passione degli uomini è consolata dalla nostra compassione" (27 marzo 1964).
Maria sta là. E siamo stupiti dalla sua passività, e allo stesso tempo dalla straordinaria intensità della sua presenza. La immaginiamo a volte inginocchiata ai piedi della croce, piangente, accasciata. L'apostolo Giovanni, vero testimone di questo mistero ineffable, ci dice che essa è in piedi e non possiamo immaginarla diversamente. È tesa verso il cuore di suo Figlio come a raccogliere nel vaso del suo essere tutto il suo sangue. È tesa verso i suoi occhi come a entrare nel suo cuore, è tesa verso la sua bocca come se non volesse perdere nulla del suo grido, come a raccogliere l'ultimo silenzio del Verbo. Vive con Lui l'unione nella sofferenza, meglio, l'unione nell'amore, che non è nient'altro che la perfezione della compassione.
Non fa nulla, non grida, non pesta le guardie affinchè distacchino Gesù, entra appieno nelle intenzioni del Padre e consola suo figlio con il semplice amore del suo cuore. Non avrebbe avuto null'altro con cui avrebbe potuto consolarlo altrettanto. La sua speranza è totale. Non fa nulla. Ed allo stesso tempo nulla è più efficace presso il figlio che la pienezza della sua presenza. Non dice nulla. Ed allo stesso tempo nulla è più espressivo del suo amore che 
questo sguardo immensamente teso verso lui che lo consola infinitamente. Maria tace, ed egli non ha mai avuto dichiarazione d'amore più vera, più forte di questo silenzio della croce. Maria tace, ed egli non ha mai avuto unione più forte di quest'unione. Il suo silenzio è offerta perfetta di tutto l'essere, è abbandono totale. Il Cristo ferito si consegna alla Chiesa nella sua innocenza. 

La Chiesa, in Maria, s'abbandona perfettamente al suo Sposo in una remissione totale della sua volontà: "Fiat voluntas tua!" E quest'unione, senza rumore, senza il minimo gesto, è più fertile di tutte le unioni.
Partirete, carissimi Amici dei bambini. Che voi andiate in India, in Colombia o in Romania, il vostro viaggio vi conduce alla stessa destinazione: vi conduce al Golgota. Si è provato a farvi imparare la lingua dei bambini verso i quali alzerete il vostro sguardo, ma non vi chiedono per prima cosa una parola. Vi chiedono una presenza che sia eloquente. Vi chiedono uno sguardo che 
sia consolatore. Vi chiedono un abbandono che sia totale. Secondo il bel motto del giovane martire libanese Genadios Mourany, vi chiedono che "tutti i vostri progetti d'apostolato si riducano a vivere d'amore". E vedrete quanto poco basta, quando c'è l'amore - un amore violento, un amore di qualsiasi momento, un amore pieno di delicatezza - per consolare quelli che "la 
sorte" ha gettato in condizioni di vita terribili, infraumane, o anche infrabestiali. Ricordate questo grido di dona Gertrude - la nostra amica della discarica di Lixo, a Salvador - : "Anche se frughiamo i rifiuti, non siamo né dei cani, né dei maiali, ma degli uomini." Dio non ci respinge. Non abbiamo un cuore? "Non farete che ripeterlo a tutti coloro che, contrariamente a dona 
Gertrude, l'avranno dimenticato." Vi supplico di non perdere nessuna occasione di guardare con amore, vi supplico di "esagerare l'amore", come dice ancora Palo VI. Vi supplico non di tenervi a distanza, ma di avvicinarvi bene bene alla croce dei nostri amici, juxta crucem, accanto ad essa, così vicino che coloro che vi sono appesi abbiano l'impressione che vi siete appesi con loro, che il vostro destino è irrimediabilmente legato al loro. E, di fatto, essa lo è perché è lo stesso sangue che scorre nelle nostre vene: il sangue del Dio salvatore; lo è perché si è fratelli in modo inaudito. Non 
vi è nulla di più vicino d'un uomo che un altro uomo perchè egli vi è nulla di più vicino ad un uomo che Dio. Non vi è nulla di più vicino ad un uomo ferito che un uomo ferito perchè non vi è nulla di più vicino ad un uomo ferito che Dio che si è fatto uomo per sposare tutte le ferite dell'uomo.
Muovetevi sino al Golgota con Maria, è alla fine come vivere in una messa continua. Quanto l'Eucaristia dovrà essere al centro della vostra casa, della vostra vita, del vostro cuore! Permettetemi di citarvi questo bel passaggio d'una lettera d'Isabelle, un'Amica dei bambini, che spiega così bene il ruolo dell'adorazione in ciascuna delle nostre case:"L'adorazione è molto importante per affidarsi a Dio, più che si trattasse di una Comunità 
contemplativa." "Più "contemplo" e più lo incontro "sotto le specie di bambino" ; "più lo contemplo e più lo cerco in quelli che incontro, più Egli mi è rivelato al cuore, anche della miseria. "Più lo contemplo e più trovo quelli che incontro belli, infinitamente amati, infinitamente ricercati, infinitamente amabili."
"Più lo contemplo e più mi sento infinitamente amata, e solo coloro che si sanno infinitamente amati possono testimoniare, manifestare, in tutta libertà, l'amore infinito a quelli che incontrano."
"Più lo contemplo, più divento vero strumento di misericordia, di compassione e di consolazione."
"Qui, non si ha bisogno di questo o quell'amico dei bambini, ma di Cristo."
"Allora, se posso lasciarmi invadere della sua presenza a forza di contemplarlo, potrò realmente servire i bambini lasciando le mie braccia diventare le sue, il mio sguardo diventare suo E tutto ciò, questo non è planare a 15.000 metri, al contrario." E' terribilmente concreto, nelle più piccole cose.
Questi tempi d'adorazione quotidiani che con Mario, ogni giorno, avrete, vi prepareranno al sacrificio della Messa dove rimetterete tutto a Dio delle miserie degli uomini, delle vostre miserie e dove lascerete il Signore transfigurare la vostra vita, transfigurer l'esistenza di quelli che vi sono vicini. Vedrete allora che le vostre bidonvilles non saranno presto più 
bidonvilles, ma già una parte del Regno dei Cieli perchè vi sarà vissuto l'amore come lo si vive in Cielo. E arriverete forse a non desiderare più dopo bei palazzi abitati dall'indifferenza e la freddezza vedrete come uno sguardo che raggiunge il fondo dei cuori transfigura la nostra visione dell'universo!
Cari Amici dei bambini, queste bidonvilles diventeranno il Regno perché vi scoprirete ed adorerete la presenza di Gesù, perché là supplicherete la presenza di Maria, come ha fatto così notevolmente un'amica dei bambini presso Suely:"Ritorniamo, Suely ed io, dalla visita a Geraldo all'ospedale. Invito Suely alla Messa. Accetta con gioia nonostante la sua stanchezza. Molto commossa nel corso della celebrazione Eucaristica, due volte piange. All'uscita della messa, crolla su una sedia, vittima di stordimenti e di crampi 
allo stomaco terribili. Diagnosi facile: "Fame". Antonieta medico della parrocchia, gli inietterà un calmante prima di portarla a casa sua in macchina. Frattanto aspettando, urla sotto l'influenza del dolore e geme: "Oh, mio Dio! Oh, Mahia! [Maria]" Dal ricovero in ospedale di Geraldo, non mangia più nulla, e prima consumava soltanto pane e caffè! Allora, prendo Suely trale mie braccia, essa rannicchia la testa nella mia spalla. Abbiamo la stessa età, sembrano quindici anni più. Mi ricorderò sempre, del suo grido: "Oh, Mahia! Oh, Mahia!" Nell'attesa, mi ricordo la lettera agli Amici dei bambini sul rosario: "Avete desiderato andare dove, a volte, solo la presenza d'una madre è tollerabile" "Oh, Mahia!" Questo non è più il tempo dei lunghi 
discorsi sulla fame, questo non è più il tempo delle lunghe preghiere, è il tempo del grido. Ho l'impressione di tenere un piccolo bambino nelle mie braccia. Sotto le mie dita, sento questa donna torcersi di dolore, i suoi strappi inzuppano il mio viso ed ecco che il mio cuore vibra al suo grido. Con Suely, chiamo Maria e grido: "Oh Mahia! Mahia! Mahia!...."E la madre stava là in piedi.
Non si può dubitarne. Con la Madre di qualsiasi uomo, state in piedi presso qualsiasi uomo per dirgli che è infinitamente amato.

 altri testi