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Breve introduzione ...
La scuola di Comunità non è un esercizio intellettuale, ma di contemplazione che deve essere fatto in uno spirito di preghiera. Durante la riunione è in questione la nostra vita, la nostra felicità. La nostra felicità poiché l’obbiettivo di questa scuola è di vivere una coscienza sempre più grande del legame tra ogni momento della nostra vita ed il senso ultimo, Dio, quello che corrisponde ai desideri del nostro cuore.
La scuola di Comunità è una vera ascesi, nel senso di lavoro, chiede un impegno vero di ciascuno. Un impegno nello studio, nella comunicazione d’esperienze ed ascolto dell’altro con amore, fiducia e misericordia. Il lavoro è di impregnarsi del testo per mettere parole in ciò che viviamo, e riconoscere la presenza del Cristo. |
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Questo lavoro come ogni lavoro, mentre è un’azione posta nella realtà, conduce ad un cambiamento. Tutto il nostro essere si lascia toccare dalla grazia offerta da queste riunioni. Con le nuove cognizioni, con le condivisioni, si realizza poco a poco l’opera in noi, abbiamo un nuovo sguardo sui nostri bambini, sulle riunioni quotidiane, sugli eventi, uno sguardo più profondo, uno sguardo illuminato dalla luce del carisma di Punto Cuore, luce del "dono supremo di Gesù, della sua compassione estrema per la sorte dei peccatori, dell’Immacolata data come madre a tutta l’umanità per generare in essa il suo figlio unigenito" (padre Thierry, festa della misericordia, omelia del 14 settembre 2002 a Noyon).
Questa scuola di Comunità è inoltre una risposta all’invitato di Giovanni Paolo II lanciata all'inizio di questo nuovo millennio: "Duc in altum!" . Possiamo infatti riprendere per la scuola di Comunità ed il carisma Punto Cuore la conclusione della lettera apostolica di Giovanni Paolo II Novo millenio ineunte:
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"Al contrario, se autentico è stato il nostro pellegrinaggio, esso ha come sgranchito le nostre gambe per il cammino che ci attende. Dobbiamo imitare lo slancio dell'apostolo Paolo: «Proteso verso il futuro, corro verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù» (Fil 3,13-14). Dobbiamo imitare insieme la contemplazione di Maria, che, dopo il pellegrinaggio alla città santa di Gerusalemme, ritornava nella casa di Nazareth meditando nel suo cuore il mistero del Figlio (cfr Lc 2,51). |
Gesù risorto, che si accompagna a noi sulle nostre strade, lasciandosi riconoscere, come dai discepoli di Emmaus «nello spezzare il pane» (Lc 24,35), ci trovi vigili e pronti per riconoscere il suo volto e correre dai nostri fratelli a portare il grande annuncio: «Abbiamo visto il Signore!» (Gv 20,25). "(Giovanni Paolo II, lettera apostolica Novo millenio ineunte, n° 59)."
Padre Thierry ci parla della scuola di Comunità
(Note prese nel corso della sessione "don Giussani", Svizzera, novembre 2001)
La scuola di Comunità è opera principalmente contemplativa. Contemplare è ascolto del mistero, degli altri. Si fa scuola di Comunità poiché si fa preghiera.
È lo strumento principale della vita nuova.
Leggere bene il testo, prendere il tempo necessario, almeno per rispetto per l’altro, lasciandosi guidare dallo Spirito Santo
La scuola di Comunità è uno dei luoghi che ci permette di crescere di più come cercatori di Dio, come società. E’ un luogo dove ci si può consegnare. I testi devono compiere il loro lavoro in noi. Le parole sono segni d’una realtà che deve raggiungerci. Devono cambiare qualcosa in noi, sono momenti decisivi. E’un luogo di trasformazione. Più si è all’ascolto, dei moti dello Spirito Santo, più si sarà in grado di dirigere una scuola di Comunità, diventare una presenza. E’ triste quando la scuola di Comunità si preoccupa soltanto dell’aspetto della "comprensione".
È molto importante per crescere spingere coloro che partecipano ad essere fedeli alle riunioni. Si vede il frutto di tali riunioni soltanto quando vi partecipiamo regolarmente, è un lavoro che costruisce poco a poco.
La scuola di Comunità dipende dalla scelta del testo ed in modo in cui parte. L’animatore è su un filo, occorre che abbia preparato un cammino sul quale vuole portare la sua comunità ed allo stesso tempo, deve prestare attenzione allo Spirito accettando di lasciarsi portare. L’animatore deve ricordare alcuni spunti di riflessione pur restando molto flessibile. Occorre preparare sempre bene ed allo stesso tempo restare molto libero rispetto alla preparazione (come quando ci si confessa!)
Occorre fare attenzione alle elucubrazioni intellettuali, non occorre che lo scambio parta su riflessioni intellettuali ma sulla contemplazione, sulla vita. L’Opera della scuola di Comunità è positiva. E’ bene utilizzare i silenzi, approfittarne per pregare, chiedere allo Spirito che dia una luce e che conduca. E’ una lectio divina comune, le parole colpiscono il nostro su cuore da cui scorrerà un'acqua viva che nutrirà molto la scuola di Comunità. Le parole sono gli strumenti per fare uscire quest' acqua viva. Non occorre volere a tutti i costi parlare quando si è animatore. Non avere troppo timore del silenzio altrimenti si prende il posto e l’incontro diventa un monologo. Si parla per parlare. Il buon padre spirituale è quello che dice la buona parola, quella che scaturisce dal cuore. Il padre, il responsabile di Comunità, è là per consegnare una parola dello SPirito, una parola di Spirito. Il padre deve dire solo ciò che viene dallo Spirito. Nella scuola di Comunità, occorre che scaturisca la vita dello Spirito.
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